Balcans Tours – resoconto

Balcans Tours – resoconto

Quest’anno per la prima volta ho deciso di fare le mie vacanze con due grandi amici/compagni di zingarate: Samu “Il Toscano” e Riccio “Il Romagnolo”. Dopo la bellissima esperienza dell’Elefantentreffen fatto con loro a gennaio, abbiamo organizzato questo viaggio con destinazione Balcani. Nulla di pianificato esattamente, se non per le tracce GPS che Riccio aveva tracciato e buttato giù facendo ricerche su internet e aiutandosi tramite Google Maps. Dopo esserci riuniti a casa mia per una serata “pre-partenza”, la mattina del 13 agosto, siamo partiti in direzione Croazia. Arriviamo per pranzo a Trieste dove, inauguriamo il nostro viaggio con un bel panino e una birra fresca con vista sul porto. Siamo belli carichi, nulla ci ferma, se non il traffico in Slovenia. Fortunatamente Samu e Riccio hanno il GPS (personalmente mai usato per viaggiare) e si accorgono che, per evitare le code, c’è una strada alternativa. Decidiamo di prenderla lasciando la lunga colonna di macchine e scoprendo, qualche km più in là, di aver bypassato la frontiera ed essere entrati in Croazia senza alcun tipo di controllo. Essere cittadini europei in questi casi serve!

Partenza villa Pisani

STRADE ALTERNATIVE

Attraversiamo la caldissima e caoticissima Croazia arrivando vicino ai laghi di Plitvice dove, dopo quasi 400 km di viaggio, decidiamo di fermarci e accamparci montando la nostra tenda. Il giorno seguente entriamo legalmente in Bosnia ed Erzegovina tramite il confine ufficiale. La destinazione del secondo giorno è la capitale, Sarajevo. Per non fare tutta una tirata su asfalto prendiamo una strada bianca indicataci dal GPS. Ci porterà al National Park, una quindicina di chilometri di sterrata in mezzo a una natura straordinaria che conduce alla cascata di Štrabački Buk, lungo il fiume che fa da confine tra Bosnia e Croazia. Arriviando a destinazione a sera inoltrata optiamo per il pernottamento in comodo ostello.

 

LA GUERRA COSÌ VICINA, COSÌ LONTANA

Il terzo giorno spendiamo mezza giornata nel visitare la città, con le sue moschee, chiese cattoliche e ortodosse, a dimostrazione del fatto che diverse religioni possono convivere. Prima di ripartire ci rechiamo al museo del Tunel Spasa: questo posto ci fa riflettere molto e apprendere meglio la situazione che, una decina di anni fa, era molto vicina a noi, toccandoci sensibilmente e facendoci prendere coscienza da vicino di ciò che è la guerra. Dopo una breve sosta a Monstar con il suo suggestivo ponte, ci siamo diretti verso Dubrovnick, dove abbiamo passato la notte sul cocuzzolo di un colle gustandoci uno spettacolare tramonto.
Essendo grandi amanti del fuoristrada, abbiamo provato a varcare il confine montenegrino tramite percorsi off-road, quindi di dubbia legalità, in quanto non eravamo a conoscenza se per percorrerli fosse obbligatorio o meno il timbro sul passaporto. Finalmente il 17 agosto varchiamo ufficialmente il confine, con controlli ufficiali, e relative perdite di tempo. Da questo momento, abbiamo seguito solo ed esclusivamente tracce GPS segnate da Riccio in sterrato. A nostra sorpresa, il Montenegro risulta un Paese da scoprire sotto ogni punto di vista, culturale e turistico.Essendo il nostro viaggio molto itinerante, la tappa in Montenegro sarà di soli tre giorni.
Rimaniamo completamente estasiati della zona a nord del Durmitor, nella quale i tipici stili di vita in alcune zone sono rimasti intatti, nonostante il turismo. Abbiamo avuto l’occasione di chiedere ospitalità ai pastori, per poi passare la notte nel loro terreno.

STERRATE PER TUTTI I GUSTI

Raggiunta oltre la metà del viaggio, entriamo in Albania, dove le difficolta iniziano dalla dogana. Infatti è noto che non tutte le assicurazioni coprono anche questo Paese, creando non pochi disagi (e Riccio lo sa bene). Facciamo il nostro ingresso per una fantastica strada sterrata, facendoci presagire come sarebbe stata la nostra permanenza in questo Paese.
Dopo pochi chilometri, ci accorgiamo di essere gli utltimi fortunati a percorrere quelle strade in quello stato, in quanto a breve saranno tutte asfaltate. Però per diversi km è stato anche un piacere percorrere l’asfalto nuovo, facendoci fare alcune pieghe sui tornanti che portano a Starje. Le sterrate in questi Paesi sono tutte di pietra, strade che Samu e Riccio non amano in particar modo: preferiscono di gran lunga quelle in terra e fango. Seguendo sempre il GPS ci inoltriamo in una strada che si rivela molto tosta, una vera e propria mulattiera, ciò mette in grande difficoltà sia le monocilindriche sia il 1200, che mi fa fare diverse cadute di cui alcune rischiose sia per me che per lei. Questo pezzo ci fa riflette un bel po’ sulla situazione che troveremo più avanti.
Infatti, il tratto che porta a Theth e a Prekal risultano abbastanza impegnativi, per non parlare del tratto che attraversa il Parco Kombëtar, tratto che, dopo un paio di km, ho deciso di abbandonare in quanto molto impegnativo per la mole che porto a spasso, costringendo i miei compagni di viaggio a modificare il percorso.

RITORNO SULLA COSTA

Dopo diversi giorni di strade impegnative, di montagne spettacolari, birre e cibo delizioso, decidiamo di salutare l’Albania e di andare in Macedonia. Paese in cui facciamo una toccata e fuga, sia per non avere trovato tracce da seguire, sia per il meteo. Ma, nonostante il poco tempo, ci dedichiamo a visitare la Città di Prilep e di fare il monte Pelister in off-road, fuoristrada che si concedono solo i due veri enduristi del gruppo: il Toscano e il Romagnolo; mentre io da ora in poi mi dedicherò esclusivamente al tema enogastonimico.
Arriviamo in Grecia qualche giorno in anticipo rispetto alla tabella di marcia, quindi ci diamo alla visita delle città e al relax,  ma non facendo mancare a Samu e a Riccio divertenti tratti in fuoristrada, prima di arrivare sulla costa del Mediterraneo, dove si concluderà il nostro Tour.

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